ISIS Europa - POMIGLIANO D'ARCO (NA) - Classe 5° a

Il futuro oltre la busta arancione

Investire per la 3a età


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In un periodo di scarse risorse finanziarie bisognai migliorare il proprio futuro pensionistico attraverso le pensioni supplementari.
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L'approfondimento in un 300 PAROLE
Il progressivo invio della busta arancione INPS a 7 milioni di lavoratori ha riacceso i riflettori sulle pensioni.
Si ritorna a parlare della necessità della previdenza integrativa.
L'invio da parte dell'INPS contiene la stima su età di pensionamento e importo del vitalizio, ciò è un importante occasione per fare un check up sulla propria situazione pensionistica e correre ai ripari se si è soprattutto giovani.
Se si vuole cercare di migliorare il proprio futuro pensionistico si può contare sui mercati finanziari, sulle agevolazioni fiscali e sul tempo.
La BIBLIOGRAFIA
sitografia:
http://www.leggioggi.it/
http://www.ilfattoquotidiano.it/
http://www.ansa.it/
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Le CURIOSITÀ sull'argomento
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Stando a quanto appreso da “La Mia pensione INPS” un dipendente che ha 30 anni e che prende 1000 euro netti al mese potrà andare in pensione di vecchiaia nel 2056 con un vitalizio pari a 1.749 euro lordi, il 75% di una retribuzione finale che, sempre al lordo delle tasse, ammonterà a 2.330 euro mensili. Quindi, al netto delle imposte, l’assegno della pensione mensile sarà di 1.400 euro.

Nel caso, invece, si prendano in considerazione parametri più realistici sull’andamento del PIL, la pensione sarà pari a 1.217 euro lordi, vale a dire il 95% di una retribuzione finale certamente più bassa, 1.284 euro al mese. Al netto delle imposte, quindi, l’assegno ammonterà a 1.029 euro, ossia 400 euro in meno rispetto alle stime dell’INPS.

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“Proporre in questo modo la previsione di pensione a 75 anni è irragionevole, rischia di sembrare un annuncio e non una criticità da affrontare. Rischia inoltre di passare un messaggio pericoloso di sfiducia ai giovani con molti che reagiscono dicendo allora non pago più i contributi”. Così il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha commentato le parole del presidente Inps Tito Boeri, che,, parlando all’università Cattolica, ha ribadito l’avvertimento lanciato lo scorso dicembre: la “generazione 1980″ rischia di dover lavorare fino a 75 anni e prendere un assegno del 25% più basso rispetto ai pensionati di oggi. Questo perché, dalle analisi dell’istituto sulla storia contributiva di un “universo di lavoratori dipendenti, ma anche artigiani” nati in quell’anno è emerso che ognuno di loro in media ha “una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni”.

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In Italia sono più di 474mila le persone in pensione da oltre 36 anni. Pur con l'astrazione tipica delle statistiche, il dato solleva nuovi quesiti sulla sostenibilità e soprattutto sul divario tra 'vecchi' e 'nuovi' pensionati. Il presidente Inps Tito Boeri torna sull'ipotesi di un contributo di solidarietà dalle pensioni più elevate, l'importante è introdurre più flessibilità "in tempi ragionevolmente stretti", spiega. "Siccome son state fatte delle concessioni eccessive in passato e oggi pesano sulle spalle dei contribuenti - afferma sui pensionati di lunga data - , sarebbe opportuno andare per importi elevati a chiedere un contributo di solidarietà per i più giovani, e anche per facilitare e rendere più facile anche a livello europeo questa uscita flessibile". A stretto giro comunque dal Governo si escludono iniziative in tal senso: "Non c'è nessuna istruttoria né tecnica né politica su contributi dalle pensioni", dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, poi invita anche a "non alimentare le incertezze", ricordando che "il contributo di solidarietà oggi sulle pensioni alte c'è già, è a scadenza, dovrà essere valutato se confermarlo in quella maniera o diversamente", ma nulla di nuovo è allo studio.